NOI INDISPENSABILI, PRODUTTORI DI RICCHEZZA: SIAMO TUTTI CLASSE OPERAIA. MANIFESTO DEL LAVORO OPERAIO PER UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE

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NOI INDISPENSABILI, PRODUTTORI DI RICCHEZZA: SIAMO TUTTI CLASSE OPERAIA. MANIFESTO DEL LAVORO OPERAIO PER UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE

 

Roma - domenica, 29 marzo 2026

Non siamo davanti a una crisi. Siamo dentro una trasformazione strutturale del capitale, che il blocco di potere sta governando attraverso la guerra, il riarmo, la compressione dei salari, la precarietà e la deindustrializzazione. L’economia di guerra non è una deriva: ma è una scelta politica. Serve a disciplinare il lavoro, a spostare risorse pubbliche verso l’industria militare, a giustificare tagli al welfare, a rendere permanente l’emergenza.
Noi diciamo basta. Questo manifesto è una dichiarazione di lotta al modello di sviluppo fondato su sfruttamento, insicurezza e la corsa al riarmo. È la piattaforma della classe operaia per riconquistare tutto ciò che ci è stato sottratto. È la rampa di lancio dalla quale ci prepariamo ad un nuovo e più grande BLOCCHIAMO TUTTO.
SALARIO: Il salario non è un costo. È la ricchezza che produciamo. È ora di introdurre un salario di base contrattuale di almeno 2000,00 euro netti mensili per tutti i lavoratori a tempo pieno, come soglia minima non negoziabile e con adeguamento proporzionale dei livelli contrattuali.
ADEGUAMENTO AUTOMATICO DEI SALARI AI PREZZI: tutti i salari e le pensioni devono essere protetti dall’aumento dei prezzi, compresi quelli dei prodotti energetici importati. L’indice di calcolo dell’inflazione non può più essere l’IPCA depurata. Va introdotta una sorta di “nuova scala mobile” che tuteli le retribuzioni dalla estrema instabilità della situazione economica internazionale.
REDDITO NELLA TRANSIZIONE: nessuno deve pagare la crisi. La transizione ecologica, digitale e produttiva non può essere una macelleria sociale. Non accettiamo che a pagare siano i lavoratori con licenziamenti, cassa integrazione infinita e desertificazione industriale. Rivendichiamo un reddito garantito universale di transizione, finanziato dallo Stato.
TEMPO DI LAVORO: ridateci il nostro tempo. La tecnologia aumenta la produttività, ma i benefici vengono appropriati dal capitale. Noi rivendichiamo il diritto al tempo liberato. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario. Settimana corta, turnazioni sostenibili, stop agli straordinari strutturali. Lavorare meno per lavorare tutti, vivere meglio, ridurre l’usura, aumentare la sicurezza. Il tempo è un diritto, non una concessione aziendale.
SALUTE E SICUREZZA: Basta omicidi sul lavoro, basta infortuni e malattie professionali evitabili. Diritto soggettivo a fermare la produzione in condizioni non sicure. Controllo sull’organizzazione del lavoro: ritmi, organici, turni. Più forza e potere agli RLS e loro elezione indipendentemente dall’appartenenza sindacale. Rafforzamento della prevenzione pubblica: ispettorato, ASL, INAIL, medicina del lavoro. La produzione deve adattarsi all’essere umano, non il contrario.

CONTROLLO E TECNOLOGIA: Algoritmi, dati, intelligenza artificiale non possono essere strumenti di dominio. La digitalizzazione non deve servire ad aumentare controllo, ritmi e sfruttamento. Rivendichiamo trasparenza sugli algoritmi, diritto all’accesso ai dati, contrattazione sull’uso delle tecnologie nei luoghi di lavoro. La tecnologia deve essere sottoposta a controllo collettivo e utilizzata per migliorare condizioni, sicurezza e qualità del lavoro, non per comprimere diritti e salari.
STOP APPALTI E SFRUTTAMENTO: Basta catene infinite di appalti e subappalti che scaricano rischio e abbassano i diritti. Questo modello frammenta il lavoro, abbassa i salari e aumenta l’insicurezza. Rivendichiamo il principio: stesso lavoro, stessi diritti e stesso salario lungo tutta la filiera. Responsabilità piena del committente, internalizzazioni come regola generale (salvo casi eccezionali), fine del massimo ribasso come criterio di assegnazione. Il lavoro non può essere una merce da spezzare e comprimere.
DIRITTO DI SCIOPERO: Lo sciopero è libertà e democrazia, non un problema da regolare. È lo strumento fondamentale con cui il lavoro difende sé stesso. Respingiamo ogni tentativo di limitarlo, burocratizzarlo o svuotarlo. No alla militarizzazione del lavoro e all’uso delle leggi per comprimere il conflitto. Senza diritto di sciopero non esiste contrattazione reale, ma solo imposizione.
POLITICA INDUSTRIALE PUBBLICA: Il mercato non deve governare la transizione. L’intervento pubblico diretto nei settori strategici: energia, siderurgia, microelettronica, trasporti, digitale, mobilità, telecomunicazioni. Ingresso dello Stato nel capitale delle imprese e controllo pubblico delle filiere strategiche. Condizionalità dure su tutto: occupazione stabile, salario, sicurezza, investimenti reali. Clausole stringenti anti-delocalizzazione e anti-spezzatino.
Basta economia di guerra. Vogliamo un’economia civile, green e fondata sul lavoro.
Gettate le armi, ridateci tutto. Arrendetevi alla classe operaia. Il paese reale è già con noi.

ASSEMBLEA NAZIONALE OPERAIA – delegati e delegate dell’USB - ROMA cinema Aquila – 28 marzo 2026